Managing design / designing management

01 – Classico o romantico?

La “regola del pollice” dice che 1 dollaro investito in design, risparmia 10 dollari in sviluppo1 e comporta 100 dollari di ritorno sull’investimento dai clienti2, quindi chiunque bazzichi Linkedin dovrebbe iniziare a cercare di capire cosa sia per davvero questa pratica esoterica. Spoiler, non sono disegnini.

1$ <> 10$ <<>> 100$

Regola del pollice

Classico

Il design come risoluzione problemi, problem solving, è “classico” (perdoname Pirsig por mi vida loca). In questa accezione, parliamo di design come un processo che consente di comprendere un problema a fondo, raccogliendo informazioni dai dati e complementandole con la componente emotiva dagli utenti.

Si segue un processo consolidato e documentato: mappatura dei problema quali-quantitativo, generazione un buon volume di soluzioni, prototipazione di una o più soluzioni e test di ciò che sembra performare meglio. Come quando un bravo meccanico aggiusta un motore. Il manuale dice che per far girare un motore servono benzina, aria per miscelarla e renderla esplosiva, scintilla per accenderla e compressione per innescare la rotazione dei pistoni. Si passano in rassegna uno per uno, nel preciso ordine, per capire cosa non funziona. Si fanno alcuni adattamenti e si testa se il motore gira. Ad esempio, se sospetto che non arrivi la benzina, la posso spruzzare direttamente nel carburatore a mano qualche goccia e tentare di avviare. A questo punto, rapidi test mi dicono dove stia il problema (cosa è rotto) e la soluzione diventa nota (un nuovo componente) e posso implementarla (sostituzione).

Engine from a classic car
Photo by RKTKN on Unsplash

Serve molta cura per seguire questi processi bene e c’è una bellezza visibile quando questo succede. Un lavoro fatto bene è impagabile. È musicale, è rapido, è qualità.

I processi sono molto comodi ridurre problemi per loro natura complessi, e tentare di rendere ripetibile e prevedibile il futuro. È anche molto semplificante, infatti in questa accezione il design ha una barriera all’accesso molto bassa. Questo piace molto ai manager. Tutti possono essere un po’ designer (design thinking, anyone?) e risolvere problemi.

Everyone designs who devises courses of action aimed at changing existing situations into preferred ones.

H. Simon “The science of the artificial”, 1968

Romantico

Tuttavia, il futuro per sua natura non è prevedibile, e non lo diventerà. E questa imprevedibilità ineliminabile ha questo brutto (o bellissimo) vizio di manifestarsi anche dentro il processo stesso. In ogni fase (comprendere, progettare, realizzare, validare) c’è sempre la necessità di una attività di sintesi, di scelta, di elezione di ciò che vale la pena portare avanti e cosa lasciare indietro. Tra l’altro, la parola e-leganza ha la stessa etimologia.

Questa parte è inevitabilmente un atto progettuale ed è “creativo” – anche se spesso questo termine viene frainteso. C’è a chi basta uno sguardo per leggere e collegare gli elementi lontani fra loro e riconfezionarli in un messaggio semplice e utile. Pensiamo a quel meccanico che ha “la mano”: guarda il motore, salta completamente la checklist che descritta sopra, per fare due prove con le sue dita nere, e sentenzia: “sarà sicuramente questo, ma non ti preoccupare so come sistemare”.

In questo senso, il design è romantico, e il design romantico come disciplina non è accessibile a tutti. È elitario, nella pratica: bisogna aver affrontato migliaia di checklist che aiutano a vedere il problema, su migliaia di motori diversi, per riuscire a sentirlo. Il processo 1-2-3-4 viene completamente interiorizzato nella mano per aprire la testa, come i monaci shaolin che per anni passano metà delle loro giornate in gesti ripetitivi per imparare a dare un semplice pugno, (o aprire i centri del chi, se preferite).

Statua di Amore e Psiche del Canova.
Amore e Psiche, Canova. Photo by Sara Darcaj on Unsplash

Romantico è anche il fatto che, indipendentemente dalla devozione e dall’allenamento che restano necessari, per arrivare oltre un certo livello ci devi nascere. Come per ogni disciplina, esiste “il polso” da meccanico, il “piede” del fuoriclasse, e la “mano” da designer. Quella che ci ha fatto conoscere i “maestri” dei design, che con la loro matita magica stravolgevano il significato di oggetti di uso comune: la thonet come l’iphone. Questo è il modo in cui tutti possiamo distinguere il mago dal truffatore: il design-fuffa non si capisce, con buona pace del Fuffas di Crozza. Se non è chiaro il valore all’utente, è molto probabile che stiamo assistendo a una regressione di auto-espressione artistica. Magari interessante, ma non ha spazio in questa trattazione.

Non si capisce? Allora è design.

M.Crozza, Fuffas

È qualità anche quella del design romantico, anche se diversa da quella del design classico. In questo senso piace molto ai designer, che si sentono investiti durante questo atto della capacità di creare, normalmente riservata al divino.

Quale preferisco io? Se avete letto Pirsig e i suoi “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta“, forse avete già capito dove voglio andare a parare.

Perché dovrebbe interessarti? Perché se vuoi lavorare come designer devi capire come ragiona un manager, e se vuoi essere un bravo manager ti conviene sapere come ragiona un designer.

(Ecclesiaste, 4: 9-12)

Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica. 10 Infatti, se l’uno cade, l’altro rialza il suo compagno; ma guai a chi è solo e cade senza avere un altro che lo rialzi! 11 Così pure, se due dormono assieme, si riscaldano; ma chi è solo come farà a riscaldarsi? 12 Se uno tenta di sopraffare chi è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non si rompe così presto.

Leggi il post tradotto in inglese a questo link.

  1. Pressman R. «Software Engineering: A Practitioner’s Approach», McGraw Hill, 2014. ↩︎
  2. Dati Forrester research ↩︎